Una lunga storia
La storia della cannabis in Thailandia non è nuova: coltivare e consumare la propria produzione di cannabis era legale fino agli anni '30. Purtroppo, sotto la pressione degli organismi internazionali, il paese ha finito per cedere e il governo thailandese ha finito per classificare la cannabis come droga. Infine, dopo quasi 90 anni di divieto e di dura repressione, la Thailandia si avvicina lentamente al suo piano di legalizzazione della cannabis.
Già nel 2020 la Thailandia era diventata il primo paese dell'Asia a depenalizzare l'uso della cannabis (marijuana) a fini medici. La maggior parte della pianta era stata così tolta dalla lista degli stupefacenti; le gemme e i semi, tuttavia, non hanno avuto questa fortuna.
Il leader del partito Bhumjaithai, uno dei partiti con più peso nel governo thailandese, e ministro della Salute, Anutin Charnvirakul ha fatto campagna a favore della legalizzazione della produzione di cannabis per aiutare gli agricoltori del paese. Numerose misure hanno così permesso alla cannabis di diventare un'industria importante in Thailandia. Il ministro della Salute ha sostenuto che «la legalizzazione della cannabis rispondeva alla politica urgente del governo di sviluppare la canapa e la marijuana a fini medici e di salute, ma anche di sviluppare nuove tecnologie e di creare nuovi redditi». Il ministro precisa tuttavia che la cannabis coltivata dovrà contenere meno dello 0,2% di THC (l'ingrediente psicoattivo) per poter essere coltivata.
Aggiornamento: da allora la Thailandia ha fatto marcia indietro. Nel giugno 2025, un decreto del ministero della Salute pubblica ha riclassificato i fiori di cannabis come «erba controllata» e ne ha vietato la vendita senza prescrizione medica: la cannabis vi è ormai autorizzata solo a fini medici.
















